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I Duetti BWV 802-805 di J. S. Bach

    Una enigmatica serie di quattro composizioni nella III Parte del Clavier-Übung

    Tra le composizioni bachiane più affascinanti spiccano certamente i quattro Duetti (il titolo in italiano è originale), pubblicati nella Terza Parte della raccolta Clavier-Übung. Considerati in passato come brani minori, sono invece oggi al centro di un rinnovato interesse da parte di musicologi ed interpreti. Gli uni e gli altri discutono infatti su quale sia il significato e l’utilizzo di queste brevi composizioni, ben più ricche a livello contenutistico ed interpretativo di quanto si possa rilevare ad una prima superficiale osservazione.

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    I quattro Duetti BWV 802-805

    Si tratta di quattro composizioni a due voci, poste tra le pagine 63 e 70 della raccolta a stampa. Ogni Duetto sviluppa due pagine, sinistra e destra, in modo che l’esecutore non debba eseguire voltate durante l’esecuzione.

    Le composizioni presentano le seguenti caratteristiche:

    • Duetto I BWV 802: nella tonalità di mi minore, tempo 3/8, con caratteristiche e velocissime semibiscrome, ascendenti-discendenti. Il carattere toccatistico della prima cellula motivica è pariteticamente interscambiato con la seconda: una per ogni voce.
    • Duetto II BWV 803: nella tonalità di fa maggiore, tempo 2/4, con una forma affine all’Aria con da capo (ossia un ritornello della parte iniziale). La struttura del brano è esplicitamente canonica (ossia, ogni elemento presentato da una voce viene riproposto a distanza programmata nell’altra).
    • Duetto III BWV 804: nella tonalità di sol maggiore, tempo 12/8, molto vicino come struttura ad un’Aria solistica con accompagnamento del Basso. Gli intrecci contrappuntistici sono comunque evidenti e ramificati.
    • Duetto IV BWV 805: nella tonalità di la minore, tempo “tagliato” (ossia 2/2), probabilmente il più canonico dei quattro, con uno sviluppo contrappuntistico realmente avanzato e complesso.

    Il livello di scrittura delle quattro composizioni a due voci è estremamente complesso e raffinato, molto al di sopra della pur articolata struttura dei corali e del preludio e fuga presenti nella medesima raccolta. Dalla stessa disposizione delle tonalità (mi minore, fa maggiore, sol maggiore, la minore) si evince un’esplicita attenzione alla dispositio (ossia, alla posizoceione ed al significato) delle stesse.

    Il Duetto, ossia Duo

    È noto come l’opera bachiana, dal tempo della prima Bach-Renaissance (XIX secolo), sia costantemente oggetto di ricerche, analisi, nuove ipotesi, di natura sia estetiche che formali. Bach e la sua ponderosa opera (oltre mille titoli censiti) rappresentano un costante argomento di studio di tanti musicologi e musicisti.

    Eppure, nonostante le tante incisioni discografiche, pubblicazioni musicologiche, analisi logico-matematiche, sino alle più ardite ipotesi estetico-formali, ancora oggi possiamo convenire come ci sia molto da scoprire su Bach. Non tanto riguardo agli eventi biografici, oramai ampiamente studiati; quanto la sua opera e soprattutto il contesto socio-culturale, in particolare musicale, nel quale il Genio di Eisenach si è formato ed ha operato.

    È esattamente quello che accade con il Duetto, noto anche più semplicemente come Duo, che al tempo di Bach ha molteplici significati e di conseguenza letture. Di probabile origine medievale, ed affine al Bicinium, il Duetto consiste essenzialmente in una composizione realizzata a due voci eguali, sviluppantesi attraverso il ben noto principio della proposta e della risposta musicale. Ossia, di una melodia proposta da un primo protagonista, ripresa e riproposta con ulteriori sviluppi da un secondo protagonista, dal ruolo essenzialmente paritetico al primo. Mentre a sua volta quest’ultimo elabora un nuovo materiale melodico, compatibile con la riproposizione del secondo. Il paragone ideale in questo gioco delle parti è quello del rapporto Maestro – Allievo: un passaggio di informazioni musicali dai molteplici aspetti e significati, una vera e propria weltanschauung ossia visione del mondo.

    Il Duetto ossia Duo nella pratica compositiva rinascimentale

    Apparso inizialmente in Europa centrale all’inizio del XVI secolo, il Duo registra uno straordinario successo proprio grazie al particolare contesto di rapporto tra Maestro ed Allievo. Il particolare repertorio è stato messo a fuoco ed analizzato con il giusto rigore metodologico solo in tempi recenti. Si tratta della pratica musicale didattica a due parti, di chiara origine rinascimentale ed italiana: ossia, un metodo pratico per l’acquisizione delle competenze di base utili alla scrittura contrappuntistica, in genere a due, talvolta a tre voci. L’argomento è stato ben analizzato e ricostruito nel suo complesso sviluppo storico da Andrea Bornstein in una pubblicazione del 2004; studioso che per primo ha effettivamente riconosciuto nel Duo una specifica forma d’insegnamento musicale (cfr. Bibliografia). Legato in buona parte al Flauto dolce, ma applicabile naturalmente a tutti gli strumenti monodici, ad arco e a fiato, il Duo è a tutti gli effetti un metodo pratico ed estemporaneo, basato sulla capacità del Maestro di proporre idee musicali ben utilizzabili da un Allievo dotato di poche ma fondamentali competenze di base nel contrappunto e nella melodia. Il risultato è una tradizione esecutiva a carattere mnemonico, solo in piccola parte riportata a stampa per permetterne una più ampia diffusione nella società rinascimentale italiana ed europea. Si è riscontrata in effetti l’esistenza di centinaia di agili pubblicazioni in notazione musicale a stampa, che permettevano di apprendere facilmente e con molta pratica i segreti della composizione musicale e delle relative tecniche per applicare tali segreti in maniera estemporanea.

    Il Duo in Germania al tempo di J. S. Bach

    Purtroppo la ricostruzione di un contesto musicale e socio-culturale come quello relativo alla società tedesca del XVIII secolo ancora oggi è costellata da non poche lacune e difetti d’informazione, a cui si supplisce quando possibile con ipotesi di lavoro. Nel campo specifico del Duo possiamo però contare su almeno tre testimonianze documentarie, riconducibili allo stesso J. S. Bach.

    La prima è il Dictionaire de Musique di Sébastien De Brossard (1655-1730), musicista francese la cui opera edita nel 1705 è certo circolasse diffusamente anche in Germania. A Brossard si ispira un cugino di Bach, Johann Gottfried Walther (1684-1748), autore del Musichalisches Lexicon (Lipsia, 1732), riportante la medesima definizione di Duetto, quale «Petit Duo». Ad entrambi risponde un personaggio assai noto a Bach, Johann Mattheson (1681-1764), severo critico dell’opera bachiana, che nel Critica Musica (II, 1725) riporta una triplice e ben articolata descrizione di altrettante applicazioni del DuoDuetto:

    «Aria dialogante con l’opportunità di introdurre e sviluppare due subjecta opposita» (p. 28)

    «Pezzo vocale o strumentale su un basso, abilmente fugato» (p. 131)

    «Pezzo a due parti incorporante qualcosa di più di una semplice imitazione all’unisono o all’ottava» (p. 305)

    Nella stringente visione metodologica di Mattheson, quindi, ad una medesima denominazione rispondevano ben tre possibili ipotesi strutturali, altrettanto ben definite. Un’evidente considerazione: questa forma musicale, tra il XVII ed il XVIII secolo, passa ad indicare una specifica composizione per lo strumento musicale per eccellenza del tempo, ossia lo strumento a tastiera tout court, indicato genericamente con il termine di Clavier.

    Le composizioni in Duo per Organo in Francia

    Il Duo non era in ogni caso solo una semplice forma musicale legata all’utilizzo didattico: esso era sempre e comunque una vera e propria composizione musicale realizzata, dalle particolari caratteristiche non solo strutturali ma anche foniche. Francia e Germania nel XVIII secolo presentano in questo campo interessanti analogie: le composizioni in Duo per Organo, come quelle di Nicholas De Grigny (1672-1703) oppure di Jacques Boyvin (1649-1706) circolavano anch’esse in terra tedesca con una certa facilità.

    J. S. Bach e il Duo

    Anche se Bach non è così preciso nell’indicare le varie tipologie di Duo come aveva fatto a suo tempo Mattheson, non si può non citare almeno i due riferimenti diretti che Bach fa al genere musicale. Nella prefazione della sua Guida Veridica del 1723, Bach scrive di proprio pugno come le sue composizioni, chiamate rispettivamente inventiones e poi sinfoniae, aiutino l’allievo non solo a suonare correttamente brani musicali rispettivamente a due e tre parti, ma anche ad acquisirne un relativo solido gusto musicale, con particolare attenzione alla maniera cantabile (scritto in italiano nell’originale).

    Leggi anche: Bach, dai Preamboli e Fantasie alle Invenzioni e Sinfonie

    I quattro Duetti e la Terza Parte del Clavier-Übung

    I quattro Duetti BWV 802-805 sono presenti nella Terza Parte della raccolta bachiana, pubblicata nel 1739. Essi presentano un vero e proprio caso complesso per la musicologia e per la relativa interpretazione musicale. Tutta la Terza Parte è infatti «consistente / in / vari preludi / sul / catechismo e altri canti, / per l’Organo», come riportato dal frontespizio. Quindi: un’opera pensata unicamente per l’Organo, e per di più a fini liturgici.

    Ma questa sibillina dichiarazione, anziché chiarire i dubbi in proposito, ne ha in effetti creati non pochi, con una serie di ipotesi, tra il finire del XIX secolo e per tutto il XX secolo, nettamente contrastanti tra loro.

    Le ipotesi musicologiche ed interpretative

    C’è infatti chi ha immaginato che i 4 Duetti formassero una sorta di piccola raccolta autonoma organistica, visto che la loro esecuzione richiede la necessità di un solo manuale, come negli Organi positivi. È questa la posizione espressa da Richard P. D. Jones.

    Ma in molti hanno messo persino in dubbio la legittimità della loro presenza in quel contesto. Ad esempio, il medico e filantropo Albert Schweitzer (1875-1965), Premio Nobel per la Pace nonché organista, ipotizzò un vero e proprio errore dell’editore:

    «La Terza Parte […] doveva contenere solo i grandi corali per organo e il dogma in musica di cui si è già parlato; invece, per un errore dell’editore, vi furono inseriti anche quattro duetti per clavicembalo»

    Questa posizione, apparentemente oramai datata, trova ancora oggi molti sostenitori, confortate anche da recenti incisioni discografiche.

    Ultimamente alcuni studiosi hanno cercato di mediare tra due chiavi di lettura, quella organistica e l’altra clavicembalistica, apparentemente antitetiche. Uno di questi è stato l’eminente studioso dell’opera bachiana, Cristoph Wolff, il quale ha sottolineato come fosse implicitamente ammessa dallo stesso Bach una doppia lettura. A testimonianza di questa ipotesi, Wolff cita proprio il frontespizio, che presenta, a differenza della formula standard usata al tempo, «per amanti della musica e per rinfrancare il loro spirito», un enunciato assai più complesso ed interpretabile: «dedicata specialmente ai conoscitori di tali opere».

    In realtà, sin dai tempi della stesura del Bach-Werke-Verzeichnis, ossia del catalogo ufficiale delle opere bachiane, realizzato in contemporanea con l’inizio del progetto editoriale della Neue Bach Ausgabe (1952-2005), i dubbi tra destinazione organistica oppure clavicembalistica erano stati posti con una certa evidenza. Wolfgang Schmieder, il curatore, indicava infatti opportunamente per tali opere una destinazione multipla, perfettamente in linea con l’idea del repertorio per Clavier, anziché per il solo Organo.

    I due studi più importanti

    Nel XXI Secolo sono state edite due importanti ricerche sui Duetti BWV 802-805. Pur legate ad una lettura contestuale in chiave organistica, tali studi hanno il merito di avere affrontato finalmente in maniera esaustiva sotto il profilo strutturale, analitico ed estetico, tali composizioni.

    Peter Williams, profondo conoscitore dell’opera organistica bachiana, ha condotto un’analisi estremamente attenta, ricavandone finalmente non pochi dati oggettivi.

    La seconda ricerca, seppure di più difficile approccio perché in lingua tedesca, è di fatto monografica, di Christian Overstolz. Il merito di quest’ultima è di aver applicato precedenti e consolidate analisi di tipo semantico e simbolico (numerologia, figure retoriche) ai quattro Duetti, ricavandone in effetti una mole di dati realmente originale ed interessante.

    Dati che stabiliscono, qualunque sia la loro esecuzione, quanto complessa ed articolata sia l’opera bachiana: anche quando si è in presenza di quattro “semplici” Duetti.

    Massimo Salcito


    Clavier Werke: aspetti inediti in Johann Sebastian Bach

    Un progetto di Massimo Salcito

    Bibliografia

    ANDREA BORNSTEIN, Two-part italian didactic music. Printed collections of the Renaissance and Baroque (1521-1744), 3 voll., Bologna, Ut Orpheus, 2004.

    RICHARD P. D. JONES, The creative development of Johann Sebastian Bach, vol. II, Oxford, Oxford University Press, 2013. La parte dedicata ai Duetti è alle pagine 232-234.

    CHRISTIAN OVERSTOLZ, Dier Vier Duette Bachs aus dem Dritten Teil Der Clavierübung, Umbruch, Schwabe AG, 2018.

    WOLFGANG SCHMIEDER, Thematisch-systematischesVerzeichnis der Werke Johann Sebastian Bach, Lipsia, Breitkopf & Härtel, 1950-1969. Il paragrafo relativo ai 4 Duetti è a pagina 476.

    ALBERT SCHWEITZER, G. S. Bach, Il musicista-poeta, Milano, Suvini-Zerboni, 1952, dall’edizione originale in francese del 1905. La citazione sopra riportata è a pagina 172.

    PETER WILLIAMS, The Organ Music of J. S. Bach, Cambridge, Cambridge University Press, 2003. Il capitolo relativo ai Duetti è alle pagine 529-535.

    CHRISTOPH WOLFF, Bach’s musical universe, Norton, 2023. La citazione riportata è a pag. 204.

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