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Il Clavier-Übung di J. S. Bach

    Il più importante progetto musicale ed editoriale del Genio di Eisenach: Johann Sebastian Bach

    Nel 1726, per la prima volta nella sua vita, J. S. Bach pubblica, autofinanziandosi, una propria composizione musicale senza l’ausilio di istituzioni oppure personaggi facoltosi. Si tratta della Partita in sib maggiore BWV 825, la prima di una serie di sei celeberrime suites per Clavicembalo. Quel primo passo nel mondo dell’editoria musicale commerciale segna certamente un punto di svolta nella fama e promozione del personaggio Bach tra i suoi contemporanei. È interessante notare come Bach non si presenti in questa sede al suo ipotetico acquirente nella veste del compositore di cantate vocali o strumentali, oppure di brani celebrativi, civili o religiose; bensì, attraverso le sue musiche tastieristiche, in quanto virtuoso all’Organo, al Clavicembalo, ed in genere a tutti gli strumenti identificabili sotto la generica sigla di Clavier.

    genio musicale clavier ubung

    Un presumibile precedente: le «Suites avec Prelude fait pour le Anglois» BWV 806-811

    È molto probabile che Bach avesse già avuto in animo in precedenti occasioni di pubblicare proprie opere per Clavicembalo. Questa sembrerebbe infatti essere stata la strada parzialmente intrapresa, e mai portata a conclusione, con le cosiddette Suites Inglesi BWV 806-811. Si trattava di opere pensate non solo per la ristretta cerchia degli allievi, ma anche per un pubblico probabilmente già avvezzo a simili composizioni, all’epoca particolarmente in voga, e pubblicate da compositori del calibro di Mattheson, Händel, Dieupart e molti altri. A quanto pare, il progetto non decollò mai, anche se in ogni caso la raccolta ebbe una discreta diffusione, tramite la stesura di copie manoscritte, anche fuori dalle mura domestiche.

    Leggi anche: Tutto quello che devi sapere sulle Suite inglesi di J. S. Bach

    Clavier: ossia molti e diversi strumenti a tastiera

    È importante ricordare come Bach raramente abbia usato, se non in specifici contesti, parole come Clavicembalo, Organo, e simili; preferendo in genere, soprattutto nelle raccolte edite a stampa, la denominazione di Clavier. Il termine, di origine latina, sta ad indicare in Germania nel XVIII secolo appunto un range di strumenti dalle diverse possibilità foniche ed organologiche, genericamente accomunati dalla presenza di una tastiera cromatica. Quindi: Organo, positivo oppure con più manuali e pedaliera; Clavicembalo propriamente detto, probabilmente anche di scuole costruttive diverse; Clavicordo, il vero strumento domestico al tempo di Bach, di ridotte dimensioni e dotato della possibilità di produrre un vibrato (bebung); Spinetta e Virginale, strumenti appartenenti alla famiglia del Clavicembalo ma con capacità foniche indubbiamente ridotte; Fortepiano, che pur non essendo ancora uno strumento diffuso, avrebbe avuto di lì a qualche anno una forte espansione anche nel Centro Europa; ed infine il LautenClavicymbel, strumento originalissimo dotato di tastiera ma che cercava di imitare le sonorità del Liuto e della Tiorba.

    Gli Esercizi per Tastiera: un identico nome per molte opere

    È sempre difficile comprendere, soprattutto se a distanza di secoli, tanti aspetti di un musicista: la sua vita, le sue opere, il contesto sociale e culturale nel quale visse ed operò. Si tratta infatti di fare riferimento ad un mondo oramai lontano dalla nostra quotidiana esperienza e percezione. Mondo per il quale nessuna fonte documentaria superstite dell’epoca, da quella iconografica al testo scritto, fino allo spartito musicale, può essere di per sé sufficiente per fornire risposte esaustive. Semmai, tutte queste fonti forniscono utili riscontri, parziali per definizione. Certo, la ricerca musicologica, mettendo insieme tante informazioni diverse, punta a proporre ipotesi ricostruttive il più possibile accurate, oggetto di continua ricerca e miglioramento. Ma è evidente che questo metodo non può non offrire il fianco a letture critiche ed ipotesi alternative, magari altrettanto interessanti e suggestive. È il limite della ricostruzione storica, soprattutto se riferita ad un’epoca, quella della Germania nel XVIII secolo, priva di mezzi comunicativi paragonabili a quelli per noi oramai abituali: giornali, stampa, televisione e radio, computer, e così via.

    In parte questo problema può essere, se non risolto, almeno in parte compensato dalla consultazione delle fonti musicali coeve edite a stampa del periodo nel quale Bach visse ed operò. Emerge così che il titolo di Esercizi per Tastiera (questa la traduzione della bachiana dicitura Clavier-Übung) è presente nella Germania del XVIII secolo in almeno una ventina di pubblicazioni dell’epoca.

    Friedrich Gottlob Fischer (1722-1806), Carl Cristoph Hachmeister (1710-1777), Marianus Königsberger (1708-1769), Johann Ludwig Krebs (1713-1780), Johann Krieger (1651-1735), Johann Kuhnau (1708-1769), Vincent Lübeck (1654-1690), Johann Xaver Nauss (1690-1764), Michalel Scheuenstul (1747-1790), Konrad Michael Schenider (1673-1752), Georg Andreas Sorge (1703-1778) sono solo alcuni dei tanti compositori tedeschi che pubblicarono a stampa raccolte di brani musicali riportanti in frontespizio la dicitura appunto di Esercizi per Tastiera.

    Si tratta della prova oggettiva di come la raccolta bachiana del Clavier-Übung rispecchiasse in verità un vasto contesto di forme, contenuti ed obiettivi, diffusi nella Germania musicale del suo tempo. Si può quindi affermare che al tempo di Bach esisteva una praxis non solo didattico-musicale, ma anche estetica, relativamente agli Esercizi per Tastiera; sostrato del quale noi moderni interpreti dell’opera bachiana non abbiamo di fatto che una parziale ed insufficiente percezione.

    Gli Esercizi per Tastiera di Bach

    Si trattò probabilmente dell’operazione editoriale, ossia commerciale, più ambiziosa nella vita del genio musicale di Eisenach.

    È certo che il Thomaskantor di Lipsia avesse ben presente il modello dei veri protagonisti musicali dell’epoca: parliamo di Händel, Mattheson, e soprattutto Telemann. I quali non solo scrivevano ad una velocità prodigiosa ma pubblicavano anche a ritmi che oggi considereremmo frenetici, anche quattro o cinque volte l’anno. Ai nostri occhi può sembrare strano: eppure, con le sue oltre mille composizioni, Bach non era tra i musicisti più prolifici della sua era, quantitativamente surclassato da colleghi come il già citato Telemann. La produzione editoriale andava quindi ad incrementare un già sostanzioso contesto di occasioni civili, religiose e private di produzione e consumo musicale. Non è quindi infondata l’ipotesi che Bach aspirasse ad entrare in quel mondo, ritenendosi più che capace di poter competere con i nomi su indicati.

    Il primo tentativo del progetto consistette nella pubblicazione a fascicoli di quella che divenne poi la I Parte del Clavier-Übung, la serie delle sei Partite BWV 825-830, cui Bach si accollò le spese di stampa e quindi anche l’onere della distribuzione, tra il 1726 e il 1730.

    La prima parte del Clavier-Übung

    La prima parte di questo monumentale progetto editoriale era quindi di fatto una ristampa dei precedenti sei numeri di Partite BWV 825-830, pubblicati separatamente e annualmente a fascicoli tra il 1726 e il 1730, a totale copertura finanziaria di Bach. Nel 1731, a Lipsia, i sei fascicoli vennero quindi nuovamente pubblicati, riuniti in un unico volume, ancora una volta a proprie spese.

    Leggi anche: Johann Sebastian Bach e le opere per Clavier. Il catalogo BWV

    Evidentemente, il favorevole riscontro commerciale, ed anche una certa fama che circondava oramai l’aura del ThomasKantor, fece da stimolo ad ulteriori passi in questa ambiziosa impresa. Interessante notare come nel frontespizio compaia la dicitura di «Opus I»: Bach nel 1731 aveva oramai 46 anni, non era proprio un debuttante alle prime armi.

    La seconda parte del Clavier-Übung

    Nella seconda parte degli Esercizi per Tastiera compaiono due sole composizioni, ancora una volta legate al Clavicembalo. Si tratta in sostanza del confronto tra due stili compositivi allora particolarmente in voga, il francese e l’italiano. Per il primo viene proposta una suite, preceduta da una Ouverture nello stile francese BWV 831; per il secondo, il più celebre oggi Concerto nello stile italiano BWV 971, in forma tripartita. Entrambe le composizioni, che necessitano per la presenza di più piani dinamici di un Clavicembalo a due manuali, offrono una serie di elementi caratteristici dei due stili, con una ricchezza ed aderenza alle scuole originali che dimostrano certamente le approfondite competenze che Bach possedeva in proposito.

    Frontespizio II Parte del Clavier-Übung (1735)

    La terza parte del Clavier-Übung

    Dopo le prime due parti dedicate di fatto al Clavicembalo, il genio musicale rielabora nel 1739 un complesso percorso musicale di preludio, fuga e corali dedicato all’Organo. Si tratta di un grande affresco della tradizione musicale luterana, con molti evidenti rimandi ad una prassi liturgica su cui si fondava la confessione protestante, e di cui l’Organo rappresentava il principale strumento musicale.

    Nella III Parte della raccolta sono compresi anche i 4 Duetti a due voci, BWV 802-805.

    Leggi anche: I Duetti BWV 802-805 di J. S. Bach

    La quarta ed ultima parte del Clavier-Übung

    Passarono alcuni anni prima che Bach si decidesse a concludere l’iniziativa editoriale, forse anche a seguito di diversi ripensamenti rispetto al progetto originale. Nel 1741 venne alla luce la IV ed ultima Parte della raccolta, ancora una volta dedicata al Clavicembalo. Vi figurava una sola grande composizione, appositamente scritta per un «Clavicembalo a due manuali» BWV 988, oggi familiarmente nota con il nome di Variazioni Goldberg.


    Clavier Werke: aspetti inediti in Johann Sebastian Bach

    Un progetto di Massimo Salcito

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