
LA RISCOPERTA DEL REPERTORIO TRADIZIONALE QUALE VALIDO STRUMENTO PER I NUOVI LINGUAGGI COMPOSITIVI
La vita e le opere di Luciano Berio evidenziano la complessa personalità di uno dei massimi protagonisti della musica d’avanguardia europea del secondo ‘900. La conoscenza e la rielaborazione della tradizione si fondono con l’intuito nel percorrere strade innovative nella storia della musica moderna.
Vita e successi di Berio
Luciano Berio nasce ad Oneglia, in Liguria, il 24 ottobre 1925. Sono musicisti il padre, Ernesto (1883-1966) e il nonno Adolfo (1847-1942), entrambi compositori. Trasferitosi a Milano nel 1945, studia presso il Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” composizione con Giulio Cesare Paribeni (1881-1964) e con Giorgio Federico Ghedini (1892-1965). Quindi si applica alla direzione d’orchestra, con Carlo Maria Giulini (1914-2005) e Antonino Votto (1896-1985).
Nel 1952 ha la possibilità di seguire negli USA i corsi del compositore toscano Luigi Dallapiccola (1904-1975) a Tanglewood, cominciando nel frattempo ad affermarsi nell’ambiente dei giovani musicisti dell’avanguardia musicale del tempo.
Nel dicembre del 1954, insieme al compositore Bruno Maderna, pseudonimo di Bruno Grossato (1920-1973), fonda il primo studio di musica elettronica italiana a Milano, inaugurato nel 1955 con il nome di Studio di Fonologia Musicale. Si tratta di un’esperienza fondamentale per la sperimentazione di inedite interazioni tra strumenti acustici tradizionali e suoni prodotti elettronicamente. Alcune riflessioni compariranno poco dopo nella nuova rivista realizzata sempre con Maderna, Incontri musicali. Quaderni internazionali di musica contemporanea (Milano, Suvini Zerboni, 1956-1960).
Dalla fine degli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta l’interesse di Berio si concentra soprattutto sulla ricerca di originali combinazioni timbriche, strumentali ma anche vocali, grazie all’incontro con il mezzosoprano e compositrice Cathy Berberian (1925-1983). Rapporto quest’ultimo essenziale per la produzione dei primi lavori basati su una rilettura della concezione drammaturgica, con originali commistioni tra suono gesto e teatro. L’incontro del 1961 a Milano con il poeta Giorgio Sanguineti (1930-2010), per una collaborazione di una “anti-opera” per la Piccola Scala poi realizzata nel 1963, risulta di conseguenza propedeutico alla messa in musica del testo Laborintus II, del 1956. A quella sfera d’interessi, nella ricerca di un superamento dell’opera lirica tradizionale, apparterrà la rilettura del Combattimento di Tancredi e Clorinda.
Gli anni Sessanta consacrano il successo internazionale di Berio. Torna a Tanglewood quale compositore in residenza, e su invito di un altro grande nome internazionale della composizione musicale, Darius Milhaud (1892-1974), ottiene un incarico di docenza presso il Mills College, seguita nel 1965 da un ulteriore docenza presso la celebre Julliard School di New York. Il Prix Italia del 1966 ne consacra la fama anche in Italia, mentre tra il 1974 e il 1980 diventa direttore della divisione elettro-acustica dell’IRCAM di Parigi, su invito di Pierre Boulez (1925-2016).
Fondatore a Firenze nel 1987 di un centro ricerche specializzato nell’applicazione delle nuove tecnologie alla musica intitolato Tempo Reale, è docente alla Harvard University fino al 2000, quando diviene sovrintendente e presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma.
Muore a Roma il 27 maggio 2003, venendo sepolto nel paese toscano di Radicondoli, in provincia di Siena, in cui si svolgono annuali celebrazioni musicali patrocinate dall’Accademia Musicale Chigiana di Siena.
Le opere e la produzione musicale
Il corpus delle opere di Luciano Berio è quantitativamente notevole, ed ampiamente diversificato nelle sue forme e contenuti estetici, frutto di approcci musicali comprendenti più ambiti.
I concerti per strumenti musicali classici appartengono a tre diversi periodi: gli Anni ’50 (Concertino per clarinetto, viola celesta, arpa e archi, brano d’esordio del 1949), gli Anni ’70 (Concerto per due pianoforti e orchestra, 1974), gli ’80 (Voci Folksongs II per viola e orchestra, 1984), e nel 1999 (Solo per trombone e orchestra).
La musica orchestrale ha inizio con il Contrapunctus XIX (basato sul tema dell’Arte della Fuga di J. S. Bach), e realizzata in varie forme fino alla fine degli Anni ’90, tra cui spicca Hallez Hop, commissionata dal Teatro La Fenice di Venezia, con la partecipazione di Cathy Berberian (1959).
Due raccolte si dipanano in più anni di composizione, entrambe di particolare importanza. Le Sequenze sono probabilmente tra i suoi pezzi più celebrati e conosciuti, e riguardano praticamente tutti gli strumenti solisti della tradizione musicale classica, compresa la voce. Spesso si tratta di brani dedicati ad eccezionali solisti dell’epoca (Elliot Fisk, chitarra; Carlo Chiarappa, violino; Heinz Holliger, oboe). Gli Chemins, composti tra il 1964 e il 1966, riguardano invece piccoli ensemble con solista.
Leggi anche: L’interpretazione di Luciano Berio per il Combattimento di Tancredi e Clorinda
Importante la produzione per strumenti a tastiera, che comprende non solo il pianoforte tradizionale (Petite Suite per pianoforte, 1947), ma anche il clavicembalo (Rounds, 1966), l’organo (Fa-Si, 1975) e il pianoforte elettrico (Memory, 1973).
Non mancano opere di musica elettronica (si segnala A-ronne, documentario radiofonico per cinque attori, 1974), musica teatrale (il già citato Laborintus II, 1966), opere liriche (La vera storia, su libretto di Italo Calvino, 1982, Teatro alla Scala di Milano, con la partecipazione di Milva e dei Swingle Singers), musica vocale, sia sacra che profana.
Luciano Berio fu anche trascrittore e arrangiatore di composizioni di autori quali Claudio Monteverdi, realizzando una importante revisione del Combattimento di Tancredi e Clorinda, che ebbe particolare successo negli Anni ’60 e ’70. Ma non mancano anche opere di Bach, Purcell, Brahms, Mahler, Boccherini e molti altri, collaborando infine alla realizzazione di pionieristici programmi televisivi, come C’è musica e musica (RAI, 1972).
Bibliografia
Altrettanto vasta è la ricerca bibliografica, custodita come del resto tutta la sua produzione da una apposita fondazione svizzera, il Centro Studi Luciano Berio.
Si segnalano in particolare:
- LUCIANO BERIO, Un ricordo al futuro (Lezioni americane), Edizioni Einaudi, 2006.
- ROSSANA DALMONTE – LUCIANO BERIO, Intervista sulla musica, Edizioni Laterza, 1981.
- ROSSANA DALMONTE (a cura di), Attorno al pianoforte di Luciano Berio, “Rivista di Analisi e Teoria Musicali”, 12/2, numero monografico, Lim, Lucca, 2006.
- ENZO RESTAGNO (a cura di), Berio, Edt, Torino, 1995.