
IL COMBATTIMENTO DI TANCREDI E CLORINDA NELLA REVISIONE DI LUCIANO BERIO
L’originale rilettura del celebre madrigale monteverdiano realizzata dal Maestro di Oneglia, alla costante ricerca di un nuovo modo d’intendere la voce in teatro nella seconda metà del XX Secolo. Che a riguardo dichiarò: «è un vero e proprio paradigma di gestualità sonora e di teatro musicale d’avanguardia».
Lo studio di Claudio Monteverdi grazie a Ghedini
L’occasione per il primo approccio alla musica di Claudio Monteverdi del compositore ligure Luciano Berio (1925-2003) risale al tempo dei suoi studi in composizione al Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano, nella classe di Giorgio Federico Ghedini (1892-1965).
Il compositore e direttore d’orchestra cuneese era stato infatti attivo protagonista nel fenomeno della riscoperta della Musica degli Antichi: formula con cui si andava indicando, negli Anni ’20 e ’30 del ‘900, la riscoperta del repertorio musicale italiano tra fine Cinquecento e fine Settecento. Repertorio al centro di importanti approcci nazionali, non sempre scevri da obiettivi ideologici di natura anche revanscistica se non nazionalistica. Ghedini, anche a seguito delle precedenti esperienze realizzate da Luigi Torchi (1858-1920), Alceo Toni (1884-1969) e Gian Francesco Malipiero (1882-1973), realizzò nel 1949 una propria revisione per la casa editrice Suvini Zerboni di Milano. Essa era pensata essenzialmente in funzione all’orchestra da camera lirico-teatrale dell’epoca, basata su compagini relativamente ampie: oltre alle tre voci, archi in triplice organico di viola, violoncelli e contrabbassi, arpa e clavicembalo.
Nel suo periodo d’insegnamento al “Verdi” di Milano, Ghedini correlava abitualmente le sue lezioni con esemplificazioni d’orchestrazione tratte dalla sua personale esperienza quale compositore e direttore d’orchestra. Un’evidente prova della filiazione della versione Berio da quella di Ghedini è data dalla riproposizione di una sua tipica caratteristica: la presenza in partitura non dei violini, ma di tre parti di viola, di cui ciascuna con uno strumento solista e due di ripieno, per un totale di ben nove viole. A base di questa scelta vi era stato un probabile fraintendimento nella lettura della prefazione al libro parte originale del madrigale redatto da Monteverdi, che accennava a «viole da brazzo». Berio, a sua volta, si attenne fedelmente a tale interpretazione.
Monteverdi, strumento antico per il moderno metateatro
Ghedini possedeva ampie e consolidate competenze monteverdiane: si interessò concretamente alla celebre trilogia (Orfeo, Incoronazione di Poppea, Ritorno di Ulisse in patria), fondamento della moderna classica opera lirica europea, oltre che a molte opere sacre. Ma tutto sommato lesse Monteverdi nell’ottica prevalente di strumenti interpretativi relativamente tradizionali per l’epoca. Berio fu invece il primo a intuire che le chiavi di lettura del Combattimento erano assai più interessanti e potenzialmente originali di quanto si fosse supposto fino a quel momento. E che si potesse trarne opportuni suggerimenti circa l’ipotesi di un rinnovato approccio al genere dell’espressività teatrale, oramai logoratasi nei vecchi schemi della tradizione operistica, soprattutto quella italiana.
Tale intuizione Berio la estese approfondendo più aspetti della produzione monteverdiana, e curando in maniera estremamente rigorosa anche il suo personale approccio di studio a tale repertorio.
Come osserva Rodolfo Baroncini (p. 174):
Recante una dedica a Nino Pirrotta, questa trascrizione è esemplare, oltre che dello specifico interesse di Berio per il Combattimento, dell’approccio scientifico e storicamente informato con cui il compositore si accosta ai classici del passato e, in generale, all’antico. Da alcuni dettagli risulta, per esempio, che Berio realizzò la sua versione direttamente dagli esemplari a stampa dell’edizione Vincenti del 1638 o, almeno, prendendone visione.
Berio di fatto si interessava da tempo ad una concezione metateatrale degli spazi: ossia, ad una sottile alchimia tra recitazione, musica vocale e strumentale e azione, compresa la componente mimica e coreutica. Ipotesi già al centro nel passato di progetto di importanti realizzazioni di Igor Stravinskij (1882-1971), nell’Histoire du Soldat (1918), e Bertolt Brecht (1898-1956), in Vita di Galileo (1938).
Il Combattimento negli USA al tempo del Vietnam
Nell’autunno del 1966 Berio era docente di composizione presso la Juilliard School of Music, dirigendone anche il gruppo musicale studentesco. L’idea era di fare del Combattimento il fulcro di un programma da concerto, per una serie di esibizioni da tenersi tra New York e Boston nel gennaio del 1967.
La composizione monteverdiana non poteva non inserirsi nel contesto politico e sociale dell’epoca, per l’esattezza come atto di protesta per la guerra in Vietnam (1955-1975), al tempo già percepita dall’opinione pubblica come una vera e propria azione militare d’invasione di quella nazione (le contestate operazioni denominate search and destroy).
Abbinata ad altra opera di Berio, Passaggio, frutto di un’importante collaborazione con il poeta Edoardo Sanguineti (1930-2010) e anch’essa in prima esecuzione negli Stati Uniti, il primo concerto venne effettuato il 9 gennaio 1967 presso la Juilliard Concert Hall, con il patrocinio della Harvard University e una borsa di studio messa a disposizione dalla Fondazione Rockfeller. Vennero effettuate ulteriori repliche in diverse località (Cambridge, Boston; Loeb Drama Center, Harvard) il giorno successivo, il 10 gennaio, nonché i giorni 13, 14 e 15.
Di particolare rilevanza la collaborazione con il regista Ian Strasfogel (1940), il quale curò una semplice ma efficace scenografia su fondo neutro, con proiezioni di immagini di storiche battaglie, (tra cui quella di Isso, documentata da un celebre mosaico di epoca ellenistica), alternate a fotografie della guerra in Vietnam rielaborate dagli studenti del Carpenter Center for Visual Arts dell’Università di Harvard. Lo stesso Strasfogel curò un prologo per spiegare al pubblico americano il contesto della tassiana Gerusalemme Liberata e la particolare vicenda di Tancredi e Clorinda.
La revisione a stampa e la televisione
Contestualmente alla conclusione dell’esperienza americana, Berio effettuò la prima di una periodica serie di riprese del Combattimento in Italia e in Europa, condotte fino alla fine degli Anni ’80. Nell’ottobre del 1967, per le Berliner Festwochen coordinò infatti una produzione appositamente realizzata dall’Accademia Filarmonica Romana, in cui l’opera venne abbinata all’Histoire du soldat di Stravinskij, per la regia di Alessandro Sequi.
Berio completò la propria revisione e la diede alle stampe l’anno successivo, il 1968, per la Universal Edition di Vienna: si tratta, ancora oggi, di una tra le più diffuse revisioni moderne in vendita del madrigale monteverdiano. Trascrizione fedele all’originale, se ne evidenzia in particolare lo sforzo di fornire una realizzazione del basso continuo stilisticamente in linea con la prassi esecutiva dell’epoca, nonché di sviluppare con rigoroso approccio scientifico e musicale le indicazioni monteverdiane.
Ad esempio, in occasione della stanza dedicata alla Notte, unica sezione nella quale Monteverdi preveda esplicitamente che Testo possa realizzare improvvisati passaggi virtuosistici, Berio aggiunge un pentagramma sovrapposto all’originale, in modo da proporre una propria versione diminuita alternativa, distinguibile e complementare, alla precedente.
L’esempio musicale allegato è particolarmente interessante:

le repliche
Nel 1969 la revisione Berio del Combattimento venne eseguita al Festival di Edimburgo assieme ad altre due sue opere (Sequenza III e Visage), con la partecipazione del mezzo soprano Cathy Berberian (1925-1983), sua storica collaboratrice. Dirigeva l’ensemble Music Theatre Ensemble un noto compositore dell’epoca, Alexander Goehr (1932-2024), che di lì a poco elaborò un’originale Parafrasi per clarinetto op. 28 sul madrigale monteverdiano. In quella occasione il Combattimento di Berio venne abbinato per la prima volta all’azione in scena di due danzatori mimi: significativa anticipazione di una serie pressoché infinita di moderne rielaborazioni coreografiche, fino a quella realizzata nel 2024 dall’ATERBALLETTO di Reggio Emilia.
Nel 1970, in occasione della XXVII Settimana musicale senese dell’Accademia Musicale Chigiana Berio propose ancora una volta il Combattimento, in coppia con un suo inedito nuovo lavoro, Melodrama.
Berio ritenne il madrigale in genere rappresentativo monteverdiano talmente significativo da riservargli un cameo in un celebre ciclo televisivo musicale, di fatto pionieristico per quegli anni, C’è musica & musica (RAI, 1972, a cura di Vittoria Ottolenghi e per la regia di Gianfranco Mingozzi).
Nella IV puntata, Recondita armonia, introdusse infatti un’originale piano sequenza di alcuni minuti, ambientato nel cortile dello storico Palazzo Chigi a Siena, sede dei corsi estivi di quell’anno, documentando le prove d’insieme dello spettacolo con la Berberian. Il compositore precisava in un breve monologo di sottofondo «che la voce si fa teatro in maniera nuova», e che per tale motivo si trattava di un fondamentale modello di sperimentazione vocale.
La Scala di Milano
Per la stagione 1972-1973 del Teatro alla Scala di Milano, Luciano Berio realizzò la produzione più significativa basata sul Combattimento. All’epoca il compositore ligure era in stretto contatto con il già citato poeta Sanguineti, che era stato anche l’elaboratore dei testi della seconda composizione eseguita in quell’occasione, Laborintus II, redatta nel 1965 su commissione dell’O.R.T.F. per celebrare il 700° anniversario della nascita di Dante.
Lo spettacolo per il teatro scaligero debuttò il 16 febbraio 1973 alla Piccola Scala, con repliche il 17, 18, 20 e 23. Al cast vocale parteciparono la soprano Cettina Cadelo (Clorinda) e il baritono Gianlugi Colmago (Tancredi), la prima in particolare interprete di riferimento fino agli Anni ’90 per la figura dell’eroina musulmana. Spiccava inoltre nella parte del Testo un già acclamato e famoso tenore specializzato nell’interpretazione filologica del repertorio barocco, Nigel Rogers (1935-2022).
Il successo sia di critica che di pubblico fu notevole, stando alle recensioni dell’epoca, e pose certamente le basi per tutta una serie di riprese non solo in Italia, ma anche in Francia, Gran Bretagna, Germania, documentate per circa i successivi 15 anni.
L’omaggio delle generazioni successive alla lettura di Berio del Combattimento
Dalla fine degli Anni ’80 non si hanno notizia di ulteriori repliche in merito, dirette o comunque prodotte. Eppure, l’impatto della rigorosa lettura monteverdiana fu evidente nelle generazioni musicali compositive successive, creando un vero e proprio lascito culturale ed estetico.
Direttori quali Giorgio Bernasconi (1944-2010), Marcello Panni (1940), e successivamente Rino Marrone e Fabio Maestri, accolsero la versione di Berio come propria e la replicarono anche dopo la morte del Maestro nel 2003, facendo del Combattimento uno dei grandi temi del repertorio musicale nazionale ed europeo. I coreografi Carlo Massari e Philippe Kratz hanno realizzato appositi originali spettacoli utilizzando quella versione, come anche ad essa si sono strettamente attenuti registi televisivi e teatrali.
Leggi anche: Vita e successi di Luciano Berio
Ma soprattutto è rilevante il numero dei compositori d’ultima generazione (Giorgio Battistelli, Claudio Ambrosini, Alessandro Solbiati) che, in quanto autori di prequel e sequel ispirati al monteverdiano Combattimento, abbiano coerentemente dichiarato la propria esplicita filiazione da quel modello.
Il Combattimento di Tancredi e Clorinda si sottrae ad ogni tradizionale classificazione: è un’opera, ma anche un madrigale rappresentativo, un balletto ma anche una cantata, un documentario, un cinegiornale, ma anche un happening per l’aristocrazia veneziana del XVII secolo» (Luciano Berio, 1966).
Bibliografia
- LUCIANO BERIO, Claudio Monteverdi, Il combattimento di Tancredi e Clorinda, a cura di Luciano Berio, parole di Torquato Tasso, Universal Edition, London, 1968.
- LUCIANO BERIO, C’è musica e musica, cofanetto con volume (Una polifonia di suoni e immagini), 2 DVD, a cura di A. I. De Benedictis, Feltrinelli, collana Real Cinema, Milano, 2013.
- RODOLFO BARONCINI, Squarci di ricezione monteverdiana da Berio in poi: il Combattimento di Tancredi e Clorinda e un recentissimo sequel di Claudio Ambrosini, in GIANMARIO BORIO – ANGELA CARONE (a cura di), Rivisitazioni e innovazioni. La ricezione di Monteverdi nei compositori italiani dalla seconda metà del XX secolo, Venezia, Fondazione Cini, 2022, atti del convegno, pp. 161-194.
- MARCO UVIETTA, Gesto, intenzionalità, indeterminazione nella poetica di Berio fra il 1956 e il 1966, «Rivista Italiana di Musicologia», vol. XLVI, pp. 197-243, Lucca, Lim, 2011.