La Viola da gamba

Viola da Gamba di Massimo Salcito

La viola da gamba è uno strumento musicale appartenente alla famiglia dei cordofoni. Nei cordofoni la produzione sonora è dovuta alle vibrazioni prodotte dalle corde di cui sono dotati.

Tuttavia la classificazione in cordofoni non è sempre esaustiva in quanto le corde, negli strumenti musicali, possono essere:

  • Percosse (è il caso del pianoforte),
  • Pizzicate (sia con le unghie, è il caso della chitarra; ma anche con un plettro, come il mandolino, oppure un saltarello come nel clavicembalo),
  • Sfregate, in genere con un arco.

È proprio grazie allo sfregamento che la viola da gamba produce il suo particolarissimo suono. Come pure in tutto il cosiddetto genere degli “archi” (violino, viola, violoncello, contrabbasso), dove lo strumento a corde produce appunto vibrazioni sonore grazie allo sfregamento di un apposito arco.

Le differenze della Viola da gamba

Possiamo considerare la viola da gamba una “cugina” degli strumenti ad arco, ma se ne differenzia per un paio di particolari non secondari.

Innanzitutto si differenzia per il numero delle corde, sei o sette a seconda dei modelli storici di riferimento. Quest’ultime accordate in genere per intervalli di quarta sovrapposti con una distanza invece di terza tra la terza e quarta corda.

Un’altra differenza da tenere in considerazione riguarda le cosiddette “tastature“: la presenza sul manico di una serie di corde di budello (legacci), utilizzate per l’intonazione e per semitoni dei vari intervalli. Negli strumenti ad arco “classici” non esistono tastature, perché è il musicista stesso a conoscere le posizioni corrispondenti ai vari intervalli.

L’estensione dello strumento

Di questo strumento musicale si ha notizia già dalla fine del XV secolo e condivide con altri strumenti medioevali e rinascimentali come il flauto dolce un’altra caratteristica. Anziché garantire in un solo ed unico strumento l’intera estensione della produzione sonora possibile, la viola da gamba viene suddivisa in taglie, ossia in esemplari corrispondenti alle più comuni estensioni utilizzate.

Quindi troveremo viole soprano, contralto, tenore e basso (non è un caso che le declinazioni facciano riferimento all’estensione sonora dei gruppi vocali). In questo modo la viola da gamba soprano sarà costruita per una estensione acuta, e avrà quindi caratteristiche costruttive ben diverse dalla viola tenore o contralto (estensioni medie) o da quella bassa (estensione omonima).

Di fatto queste compagini prendono il nome di “consort” che si riferiscono ad un’unica specie di strumenti (solo flauti dolci, solo viole da gamba). Il “consort” fu una brillante soluzione adottata dagli antichi costruttori che aggiravano questo modo le forti limitazioni, tecnologiche, organologiche e costruttive, del tempo.

La fortuna della Viola da gamba

La viola da gamba ha vissuto vari periodi di estrema diffusione, con relativa ampia produzione di repertorio; seguiti da inevitabili ulteriori fasi di declino. I secoli XVI, XVII e XVIII (prima metà) sono certamente quelli che meglio rivelano le maggiori potenzialità espressive e musicali di questo strumento.

Da Ortiz a Frescobaldi, da Monteverdi a Bach, da Simpson a Marais, molti compositori si sono cimentati con la viola da gamba, sia in veste solistica che di accompagnamento.

Dopo l’inevitabile fase di stasi nel XIX secolo, ultimamente molti strumenti antichi, come appunto la viola da gamba, sono oggetto di un rinnovato interesse da parte delle ultime generazioni di moderni compositori proprio per le specifiche caratteristiche organologiche e musicali.

Massimo Salcito

Viola da gamba Gasparo da Salò

Viola da gamba, taglia Basso, modello Gasparo da Salò (Salò, 1540 – Brescia, 1609) datato 1550 circa, custodita a Firenze (Collezione Vettori). Tavola armonica in due pezzi in abete con maschiature. Fondo in due pezzi d’acero marezzato. Fasce e manico in acero. Il riccio ha una forma arcaica, tipica della liuteria bresciana del tempo, come Giovanni Paolo Maggini (Botticino, 1580 – Brescia, 1632). Altra caratteristica tipica della scuola dei due liutai succitati è il doppio filetto sulla cassa.

Strumento realizzato dal liutaio Roberto Paolemilio, Pescara, nel 2014

Foto realizzate da Alessio Pancella, Lanciano, 2021

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