La riscoperta del Clavicembalo nel XX secolo

Clavicembalo età d'oro

Definire il clavicembalo uno strumento “antico” o “moderno” potrebbe rivelarsi un falso problema. Si devono tenere presenti i contesti storici, nonché economici, politici e culturali che hanno fortemente influenzato lo sviluppo dello strumento. Bisogna quindi anche comprendere l’ambiente che ha interagito e recepito quel repertorio e le modalità, tipiche di quel periodo, di produzione musicale. Il clavicembalo, come tutta la musica antica, in tempi recenti è stata oggetto di una grande riscoperta.

Limitatamente al XX Secolo sono stati due i modelli estetici che si sono andati affermando, influenzando entrambi in maniera significativa l’intera società.

Agli inizi del Novecento, la poliedrica figura di Arnold Dolmetsch fu il catalizzatore della prima riscoperta in tempi moderni del fenomeno della cosiddetta “musica antica” e quindi anche del clavicembalo. Eppure non mancarono voci contrarie se non distinte dal fenomeno della “riscoperta filologica” della musica antica; una di queste fu la parigina Wanda Landowska. In realtà in entrambi i casi l’approccio convergeva sull’esigenza di riscoprire un repertorio “antico”, quale antagonistico contraltare alla musica “moderna” di quel tempo.

La riscoperta di una musica “antica” con orecchie “moderne”

La straordinaria conseguenza di quelle due sperimentazioni fu che la musica “moderna” recepì questo stimolo creativo, lo assorbì e lo incanalò nella propria produzione. Non è un caso che da Ravel a Debussy, da Hindemith a Casella, si scrisse musica “antica” con occhi e orecchie “moderne”.

Risultati diversi ebbe invece la seconda ondata dell’Early Music Renaissance, dagli anni Cinquanta in poi. Questa rinascita fu legata a personaggi della generazione successiva, come Gustav Leonhardt e Nikolaus Harnoncourt, e a seguire Jordi Savall. Dalla “ricostruzione” dell’esecuzione antica si passa in poco tempo a un completo sovvertimento del concetto di repertorio.

Informati sul progetto: Early Music Days: La settimana di musica antica al Conservatorio dal 2016

L’antico e il raro nella nuova musica

Il fenomeno, a differenza di quanto accaduto all’inizio del secolo, ha una presa quasi immediata fino a diventare un fenomeno globale. Proprio l’omologazione così completa e forte fa in qualche modo da “freno inibitore” alla composizione “moderna” per strumenti antichi.

Avendo avuto quindi una produzione musicale filologicamente orientata si è giunti così a un paradosso. Oggi per un orecchio esperto risulta più “antico” (nel senso di raro) ascoltare alcune composizioni “moderne” che le riproposizioni del repertorio tradizionale su clavicembali assolutamente fedeli ai modelli di composizione.

Massimo Salcito

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