scuola napoletana dipinto

Le origini della Scuola Musicale Napoletana

ferdinando I d'aragona scuola musicale partenopea
Ferdinando I d’Aragona

La Scuola Musicale Napoletana non nasce sotto l’egida degli insegnamenti impartiti da Fenaroli. In particolare la scuola affonda le sue radici molto prima per poi svilupparsi in maniera gloriosa per tutto il Settecento. Per rintracciare le origini di questa tradizione musicale dobbiamo riferirci a Ferdinando I d’Aragona, re di Napoli dal 1458 al 1494. Ferdinando I istituì una delle prime scuole musicali in Europa. Fu lui a coinvolgere compositori del calibro di Tinctoris, Gaffurio e Guarnier.

Sappiamo da vari documenti che il re di Napoli mostrava un vivo interesse per la musica tanto da offrire generosi compensi ai musicisti e cantori che prestavano servizio alla sua corte. Fra questi vi era prima di tutto Johannes Vaerwer, detto il Tinctoris, compositore fiammingo definitosi «cappellano e musico del re di Sicilia». Egli scrisse, oltre che musica sacra e profana, molti trattati di teoria musicale;

Grazie a Tinctoris avremo alle stampe il dizionario di musica dal titolo Diffinitorium musicae, stampato proprio a Napoli e dedicato alla figlia di Ferdinando, Beatrice d’Aragona.

La scuola napoletana e le traduzioni di trattatisti greci

Bisogna ricordare che, proprio in quel periodo, a Napoli furono tradotte opere di trattatisti musicali greci. Ad esempio Aristide Quintiliano, antesignano di quella “teoria degli affetti” molto cara alla sensibilità musicale barocca. La scoperta del mondo greco fu propulsiva per lo sviluppo della teoria musicale. Analogamente a Tinctoris vi sarà l’erudito Franchino Gaffurio, autore del trattato Theoricum opus musicae disciplinae, prima opera di teoria musicale mai pubblicata in Italia.

Dal Cinquecento ai Partimenti di Fenaroli: la trasformazione dei Conservatori

Dal Cinquecento agli anni della produzione fenaroliana dei Partimenti molti talenti dell’arte musicale si sono susseguiti per dar lustro all’ambiente colto partenopeo. Infatti avremo Orlando di Lasso, Pomponio Nenna, Giovanni de Macque, Diego Ortiz e Carlo Gesualdo di Venosa fra i molti.

Da enti assistenziali volti al recupero di giovani appartenenti a famiglie bisognose, a istituzioni di formazione musicale capillarmente organizzati. I conservatori divennero perfettamente integrati nel sistema produttivo dell’ambiente urbano (pur senza il tradimento dell’originaria missione). Infine saranno quattro i conservatori di spicco a Napoli: il “Santa Maria di Loreto”; il “Sant’Onofrio a Capuana”; il “della Pietà dei Turchini”, il “dei poveri di Gesù Cristo”.

Matteo Di Cintio

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