Ragione e sentimento nell’Aria in re maggiore BWV 1068

La maestria costruttiva di Johann Sebastian Bach: chiave di lettura del moderno successo del brano

Come può la musica di Johann Sebastian Bach essere così affascinante ed attrattiva per una società globale come quella attuale? Affronteremo la questione rifacendoci ad una nota composizione bachiana, l’Aria in re maggiore BWV 1068, comunemente nota come Aria sulla IV Corda.

Il caso del film Seven

L’Aria in re maggiore è stata parziale colonna sonora di molti film europei ed americani.

Una famosa scena da ricordare è quella del film Seven (1995), pluripremiata pellicola che vede per protagonisti tra gli altri Morgan Freeman e Brad Pitt.

Il film è un thriller noir che racconta la storia di due poliziotti impegnati a risolvere una serie di feroci delitti. Tra le scene, quella della biblioteca è una delle sequenze in assoluto più lunghe nella storia del cinema.

Per l’intera durata sonora dell’Aria in re maggiore, oltre 3 minuti, Morgan Freeman si trova in biblioteca dove si sta documentando sull’Inferno di Dante.

Gli omicidi commessi fanno infatti riferimento ad una serie di tipologie dei gironi dei dannati, descritti nella monumentale opera dantesca. Nel frattempo Brad Pitt il secondo protagonista, svolge invece le indagini da casa, visionando direttamente le foto degli efferati omicidi commessi.

Bach si dipana quale sottofondo alla doppia descrizione scenica, sequenza a sua volta alternata ad una cruda serie di immagini: le foto degli omicidi e le riproduzioni iconografiche storiche relative ai vari gironi danteschi.

Risulta evidente che per il regista David Fincher la musica di Bach svolga un efficace compito di contrasto rispetto alla potenza evocativa della crudeltà dell’immagine.

Da dove proviene questa idea dell’Aria in re maggiore abbia un’espressione d’animo corrispondente a ‘serenità’, ‘calma’, ‘tranquillità’?

Apparentemente sembrerebbe una pura e semplice personale interpretazione del regista; ed invece l’attribuzione è assai meno soggettiva di quanto si possa pensare.

La struttura dell’Aria in re maggiore

La composizione di Bach è scritta per gli archi, a quattro parti: Violino I, Violino II, Viola, Bassi. Questi ultimi corrispondenti per convenzione in realtà ad una serie di strumenti: Violoncello, Violone e Clavicembalo per il Basso Continuo.

A colpo d’occhio la composizione ha numerosi rimandi melodici tra le varie voci, tutti innestati sulla linea della voce del Basso, lettura evidente anche per chi non sia un provetto musicista.
Per brevità verrà illustrata unicamente la prima parte, corrispondente alle prime sei battute, con ritornello.

Aria in re maggiore Bach

Dalla figura si evince che, a differenza delle voci soprastanti, quella del Basso segua un unico disegno in figure omogenee, ossia in crome. Tutte le altre linee presentano invece una varietà di figure musicali e relative combinazioni ritmico-melodiche.

Se ne deduce che, per sua stessa natura, la linea del Basso è di per sé unica rispetto alle altre della composizione. Anzi, si noterà come il disegno sia simmetricamente coerente, quasi circolare, anche al suo interno.

Il tetracordo discendente tra musica greca ed affetti barocchi

Tale disegno, senza scendere in troppi particolari di natura musicale, è infatti costruito su una particolare linea, che in gergo tecnico viene definita tetracordo discendente.

Tetracordo discendente Bach

Il tetracordo corrisponde ad una serie di quattro suoni congiunti discendenti per grado, facenti riferimento all’antico strumento della lira: re, do diesis, si, la. L’intervallo che si viene a formare è quello di una quarta giusta.

Si tratta di un vero e proprio omaggio alla tradizione musicale europea, particolarmente presente nelle opere di Bach. La musica dell’antica Grecia era stata infatti riscoperta nel Medio Evo e riadattata ai nuovi canoni musicali ed estetici, dal tempo della formazione del repertorio europeo per canto gregoriano (VIII secolo d. C.), fino a diventare di fatto la vera matrice fondante del moderno repertorio musicale occidentale.

Al tempo di Bach, nel XVIII secolo, il sistema dei tetracordi, e a seguire quello degli esacordi e dei modi, era ancora parte integrante del bagaglio formativo di qualsiasi musicista professionista. Tuttavia questi erano orami relegati in ambito teorico-didattico e non più esecutivo.

La cosiddetta “teoria degli affetti” barocca, la Affektenlehre, quella che attribuiva a determinate figure musicali altrettante emozioni, si era sviluppata proprio partendo dalla teoria musicale greca.

Almeno un paio di figure musicali sono subito evidenti nel Basso dell’Aria sulla IV Corda.

La prima è quella dell’anaphora: ossia, un frammento melodico ripetuto nella sua interezza ad altezze diverse della medesima voce, in questo caso il Basso. Ma vi è anche l’anabasis, linea ascendente tendente all’acuto. A seguire, la catabasis: in quanto figura contraria all’anabasis, linea discendente esprimente la discesa dei suoni. Se ne deducono due conclamati e classificati stati emozionali, rispettivamente la foga e l’esaltazione per l’una, e la calma profonda per l’altra.

L’eccellente regia di Seven, pure se basata su una semplice intuizione, non è dunque priva di un qualche effettivo valore: ed infatti parte del successo della pellicola si deve proprio a quella interessante scena, con un sapiente uso di immagini e suoni, contrastanti e convergenti.

La ramificazione ad albero

Il disegno del Basso, pur fondamentale, non è però l’unica caratteristica del brano musicale.

L’identificazione dei pattern musicali con il sistema dei colori permette di cogliere visivamente, almeno a grandi linee, la fitta trama di elementi che Bach innesta sulla voce dello strumento grave:

aria in re maggiore

Persino in uno spazio così ridotto, appena sei battute, Bach riesce a dare prova della sua straordinaria capacità creativa: ogni elemento è infatti continuamente riproposto e modificato, con evidenti rimandi, parallelismi e simmetrie.

È la dimostrazione pratica di due segreti che Bach conosceva bene: la tecnica contrappuntistica, ossia di ‘dialogo’ tra le voci; e la presenza ed uso di artifici armonici, ossia la capacità di condurre il brano in altri territori rispetto alla tonalità d’impianto (re maggiore), interagendo con il precedente fattore, quello del contrappunto.

Il risultato è straordinario: una fusione d’intrecci, di voci, di effetti ed “affetti”; il tutto frutto di un dosato e perfetto equilibrio tra le parti. Una struttura del genere può essere paragonata, nella sua interezza, al concetto matematico di albero nella teoria dei grafi.

Sembra incredibile, ma pur non essendo che un musicista, anche se molto dotato, Bach riusciva a concepire la musica con logiche e modelli matematici, realizzando nelle proprie composizioni complessi schemi gerarchici, al cui interno è possibile riconoscere l’equivalente del nodo (l’elemento che contiene l’informazione) e dell’arco (ossia l’elemento che stabilisce un ponte tra due nodi).

Una magica atmosfera, colta dai più solo attraverso l’istinto e la percezione sonora: e che tuttavia non può non affascinare l’ascoltatore distratto così come il musicista professionista, che si trovi, per la prima oppure per la centesima volta, al cospetto di questo straordinario capolavoro musicale.

Massimo Salcito

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