couperin ritratto massimo salcito

Le opere di François Couperin: la storia di un grande maestro

La produzione musicale di Couperin risulta imperniata sullo strumento a tastiera principe dell’età barocca, il clavicembalo. Nonostante il teatro d’opera e il balletto, nelle forme del ballet de cour e dell’opera-ballet, garantissero in Francia per i compositori un pieno riconoscimento economico e sociale; si pensi solo a quanto la musica e la danza fossero ornamenti indispensabili di cerimonie e riti per la monarchia francese, Couperin preferì concentrare le sue attenzioni musicali al genere strumentale, con la sola eccezione, probabilmente dovuta ai suoi doveri lavorativi, della musica sacra.

Tornando alle composizioni per clavicembalo, dobbiamo ricordare ciò che è ritenuto il vertice della sua produzione: i quattro libri dei Pièces de clavecin, pubblicati a Parigi nel 1713, 1717, 1722 e 1730. I brani al loro interno sono raggruppati in ventisette ordres (ordini), ciascuno dei quali composto da un numero variabile di composizioni: da quattro (ordre IV) a ventidue (ordre II).

La maggior parte dei brani reca un titolo con allusione d’intento rappresentativo della stessa musica. Si possono ritrovare riferimenti a personaggi, stati d’animo e caratteri, animali e paesaggio, argomenti allegorici o burleschi. Inoltre, è lo stesso Couperin a informarci dell’estetica che ha orientato questi lavori; scrive infatti nella Préface del primo libro:

«Dirò francamente che preferisco di gran lunga ciò che mi commuove a ciò che mi sorprende».

F. Couperin

Il clavicembalo di Couperin e la sua esplorazione armonica

Nelle sue opere clavicembalistiche, François Couperin fa uso delle forme tipiche della danza delle corti francesi, predilingendo il Rondeaux, con i suoi couplets e refrain. Oltre a dare spazio all’esplorazione armonica, alla scrittura imitativa, al pieno utilizzo dei registri acuto e grave della tastiera, alla libertà del movimento ritmico, il compositore parigino delinea nei suoi brani una fitta trama di agréments, ossia abbellimenti tipici della musica francese del tempo. L’accuratezza con cui gli abbellimenti sono porzionati nella scrittura musicale è un segno di stile che insiste nel lavoro di Couperin. Sarà lo stesso autore a dare precise indicazioni sull’esecuzione dei propri brani in uno dei primi e più importanti trattati di prassi esecutiva del diciottesimo secolo, L’Art de toucher le clavecin (Parigi, 1716).

Vanno infine ricordate le più importanti opere non riferibili all’esecuzione clavicembalistica. Nel 1726 Couperin pubblica una raccolta di sonate intitolate Le nations. In quest’opera il musicista esprime la sua profonda ammirazione per la musica corelliana. L’influenza di Corelli non è però fruita passivamente, ma rimodulata per creare un felice incontro fra stile italiano e francese. Del 1715 è, invece, il suo più importante lavoro sacro, Leçons de ténèbres, composto per le liturgie della Settimana Santa; in quest’opera Couperin sa coniugare la vocalità “alla francese” al pathos del contrappunto italiano in un’aura di misticismo che non ha eguali nella musica sacra del suo tempo.

Matteo Di Cintio

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