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Il Combattimento di Tancredi e Clorinda Secondo Roberto De Simone 

    Roberto de Simone e La coesistenza degli opposti nel celebre capolavoro monteverdiano

    La rilettura del monteverdiano Combattimento di Tancredi e Clorinda a cura del regista teatrale, compositore e musicologo, figura di riferimento nel panorama musicale e culturale europeo, negli allestimenti per il Teatro dell’Opera di Roma (2004) e di Salerno (2014).

    Leggi anche: Il combattimento di Tancredi e Clorinda di Claudio Monteverdi

    La vita e le opere di Roberto De Simone

    Nato a Napoli il 25 agosto 1933, nipote dell’omonimo Roberto De Simone attore teatrale e cinematografico oggi dimenticato, si avvicinò in giovane età alla musica classica, iscrivendosi a dieci anni al corso di pianoforte presso il Conservatorio di Musica “San Pietro a Majella”. Debuttò a 15 anni con il concerto per pianoforte e orchestra di W. A. Mozart K. 466, realizzandone anche proprie originali cadenze; seguito poco tempo dopo dall’esecuzione del concerto per pianoforte e orchestra di L. v. Beethoven n. 3 op. 37. I lusinghieri risultati ed apprezzamenti gli consentirono la segnalazione per la partecipazione al Premio Nazionale “Giuseppe Martucci”.

    Dal 1957 portò avanti una poliedrica attività sia concertistica classica che di ricerca nell’ambito del patrimonio musicale popolare partenopeo, non tralasciando la composizione e la produzione musicologica. A seguito dell’iscrizione alla Facoltà di Lettere presso l’Università Federico II, decise di abbandonare il repertorio classico per concentrarsi sulla ricerca delle tradizioni popolari musicali e sulla composizione. Scrisse le musiche di scena per spettacoli televisivi e teatrali realizzati da Maurizio Scaparro, Alberto Negrin e Paolo Gazzarra per la RAI, e fu anche maestro sostituto e clavicembalista dell’Orchestra Scarlatti di Napoli.

    Collaborò con la Nuova Compagnia di Canto Popolare (Giovanni Mauriello, Eugenio Bennato e Carlo d’Angiò), rielaborando i materiali musicali tradizionali di quella fortunata compagine musicale, che ebbe particolare successo negli anni ’70 e ‘80.

    A seguito dell’esibizione nel 1976 al Teatro San Carlo dell’opera La gatta Cenerentola, vi fu una rottura dei rapporti con quella compagnia, sostituita da periodiche collaborazioni con il gruppo Media Aetas, in cui la ricerca musicale non era più unicamente basata sul folclore della cultura orale, ma ricostruita secondo oggettivi documenti storici.

    Accanto al successo de La gatta Cenerentola, riproposta fino agli Anni ’90 con la direzione di Domenico De Virgili, si affiancarono altre importanti produzioni, quali Masaniello (1975), Mistero Napolitano (1977), L’Opera Buffa del Giovedì Santo (1980). De Simone non tralasciò la composizione, firmando il Requiem in memoria di Pier Paolo Pasolini (1985), e fu protagonista anche di regie lirico-teatrali, quali Nabucco (1985) di G. Verdi, Idomeneo (1990) e Flauto Magico (1995) di W. A. Mozart, tutte per il Teatro alla Scala di Milano.

    Rilevanti risultati riguardarono la ricerca scientifica (Il Cunto de li Cunti di Giambattista Basile nella riscrittura di Roberto De Simone, Torino, Einaudi, 2002), la carriera didattica (fu docente all’Accademia di Belle Arti di Napoli negli Anni ‘70) e la direzione artistica e musicale; quest’ultima, sia al Teatro San Carlo di Napoli dal 1981 al 1987, che al Conservatorio di Musica “San Pietro a Majella” dal 1995 al 2000. Morì a Napoli il 6 aprile 2025.

    Il repertorio musicale antico popolare

    Una delle principali caratteristiche dell’opera di Roberto De Simone fu la costante attenzione, con approccio metodologico scientifico, al repertorio popolare musicale antico, riscoprendone i non pochi punti di contatto con la tradizione aulica delle corti e dei teatri di tradizione. Dalla formula della cinquecentesca canzon villanella alla napolitana al genere settecentesco dell’opera buffa, lo studioso e musicista partenopeo fu tra i primi nel XX Secolo a ridare dignità e valenza culturale al repertorio musicale meridionale, superando steccati imposti da letture basate sull’errato antagonistico dualismo colto – popolare, e dimostrando inequivocabilmente la continua permeabilità tra i due mondi, coesistenti all’interno della medesima società.

    Il Combattimento e L’Histoire a Roma nella versione di De Simone

    Proprio il tema della coesistenza di periodi e mondi solo in apparenza in opposizione (nuovo e antico, colto e popolare) attirò l’attenzione del Maestro Gianluigi Gelmetti (1945-2021). All’epoca direttore in carica del Teatro dell’Opera di Roma, Gelmetti incaricò il regista e musicista partenopeo di realizzare uno spettacolo per la stagione 2003-2004 sul tema della guerra. 

    Dal 20 marzo 2003 aveva infatti avuto inizio la cosiddetta Seconda Guerra del Golfo (2003-2012), effettuata dalla coalizione militare occidentale tra cui Europa e USA, condotta per defenestrare il dittatore iracheno Saddam Hussein. Il conflitto, in relazione alla precedente Prima Guerra del Golfo (1990-1991), aveva profondamente turbato la coscienza pubblica internazionale a seguito delle grandi stragi militari e civili compiute.

    La scelta di De Simone si orientò sull’abbinamento di due capolavori della musica classica, uno del Seicento, l’altro del Novecento: ossia, il Combattimento di Tancredi e Clorinda di Claudio Monteverdi e l’Histoire du Soldat di Igor Stravinskij.

    Al tempo, l’accoppiamento delle due composizioni venne percepito come particolarmente innovativo, ma anche in questo De Simone dimostrò di possedere un retaggio storico, teatrale e musicale, italiano ed europeo, di particolare spessore.

    Il Combattimento era stato infatti messo in allestimento quale preludio all’Histoire già in due precedenti occasioni. Nel 1943, al Teatro La Fenice di Venezia, per la prima esecuzione italiana della composizione del musicista russo poi naturalizzato statunitense, alla presenza dello stesso Stravinskij. A seguire a Berlino, nell’estate del 1967, per la rassegna estiva del Berliner Festspiele. In questa seconda occasione, l’ente proponente era stata l’Accademia Filarmonica di Roma, che aveva incaricato Luciano Berio (1925-2003) del dualistico allestimento sul tema della guerra, per la regia di Alessandro Sequi.

    Con questo esperimento, De Simone diede prova di conoscere approfonditamente le tematiche ideate da Monteverdi e da Stravinskij, in tempi e modalità diverse, circa una rinnovata formula di teatro musicale da camera. L’idea di base consisteva in una paritetica coesistenza dei tre elementi di voce, musica e gesto, adattati ad ambienti e ad organici di modeste dimensioni, eppure in grado di suscitare particolare empatia con lo scelto pubblico presente, e con finalità e caratteristiche alternative all’usuale teatro d’opera. 

    La Venezia del 1624 e la Parigi del 1917 risultavano essere stati, nella lettura di De Simone, due ambienti particolarmente fertili per i relativi protagonisti musicali, individuandone più punti di contatto di natura estetica e persino politica di quanto ne evidenziasse una certa critica musicale degli inizi del XXI secolo. Non era inoltre del tutto estranea a De Simone la percezione di una più attuale lettura teatrale e musicale del primo Novecento, proposta a suo tempo da Kurt Weill (1900-1950) e soprattutto da Raffaele Viviani (1890-1950), di cui De Simone conobbe approfonditamente l’opera.

    Il Combattimento di Tancredi e Clorinda per il Teatro dell’Opera di Roma

    In realtà l’allestimento di De Simone del 2004 si rivelò assai più innovativo ed immaginifico di quanto facesse pensare il semplice abbinamento dei due titoli, alla luce della controversa e non sempre positiva valutazione da parte della critica musicale dell’epoca.

    Il primo elemento era rappresentato dall’esplicito utilizzo della partitura di partenza nella revisione di Luciano Berio (1925-2003), pubblicata nel 1966 per la Universal Edition di Vienna. Tale materiale musicale di partenza venne profondamente rivisto, in una rilettura che presumibilmente nemmeno il Maestro di Oneglia avrebbe potuto immaginare. Ossia, l’organico strumentale della composizione di Stravinskij per L’Histoire du Soldat (violino, contrabbasso, clarinetto, fagotto, cornetta a pistoni, trombone, nonché un nutrito gruppo di strumenti a percussione) venne utilizzato anche per il monteverdiano Combattimento; a cui fu anche aggiunta una base strumentale per la parte dei recitativi, composta da chitarra elettrica, basso elettrico e tastiere elettroniche.

    Le due parti del Combattimento e de L’Histoire De Simone vennero fatte precedere da un’ampia sezione di apertura, avente per protagonisti le marionette tipicamente siciliane, i pupi, completate da un vero e proprio monologo nella più genuina tradizione meridionale del cuntastorie a cura di Vincenzo Pirrotta. Le presentazioni in italiano e in dialetto si contrapponevano ed allo stesso si fondevano con lo stile dei tre rapper napoletani, protagonisti vocali dell’Histoire, e che mantenevano – come nel caso delle voci del Combattimento – un esplicito stile marionettistico nelle movenze sul palco. La fusione con la componente classica dell’allestimento era garantita dal direttore d’orchestra, Vittorio Parisi, e dai musicisti solisti, scelti nell’organico dell’orchestra del Teatro dell’Opera romano. Di particolare effetto risultarono i costumi, realizzati da Odette Nicoletti, e le scenografie, a cura di Nicola Rubertelli: nello scarno reportage fotografico documentario superstite è documentato il sontuoso cavallo mariano posto sulla scena.

    Dopo la prima del 3 febbraio, vennero effettuate repliche serali tutti i giorni fino all’11 del mese con l’eccezione del 9 febbraio, oltre a varie matinée riservate alle scuole.

    La ripresa del Combattimento a Salerno nel 2014

    Nonostante il discreto successo di critica e la buona affluenza di pubblico, l’allestimento di De Simone rimase di fatto ineseguito per i successivi circa dieci anni, quando nel 2014 si prospettò la possibilità di un suo rifacimento.

    Pur mantenendo il medesimo cast vocale e strumentale della produzione di Roma, l’allestimento al Teatro “Verdi” di Salerno risultò essere in buona parte una versione semplificata del precedente nelle scene, nei costumi e nelle attrezzerie, limitate in molti casi alle sole maschere neutre. La regia teatrale fu coadiuvata da Mariano Bauduin, stretto collaboratore di De Simone, mentre Renato Piemontese fu posto alla guida dei solisti dell’Orchestra Filarmonica Salernitana “Verdi” di Salerno.

    Lo spettacolo si tenne in prima esecuzione il 1° ottobre 2014, con due repliche il 3 e il 5 di quel mese. Le rielaborazioni musicali di Roberto De Simone, che aveva di fatto realizzato una propria originale versione del Combattimento sia nell’organico strumentale che nel loro utilizzo, non vennero mai edite a stampa.

    Il Combattimento di De Simone ancora in attesa di un’oggettiva valutazione e valorizzazione

    L’idea di base nello spettacolo della coesistenza degli opposti in chiave anche satirica, quale lettura critica del fenomeno della guerra, lasciò in buona parte sconcertata la critica musicale dell’epoca. La quale, pur apprezzandone l’originalità, in realtà non ne comprese appieno il significato etico ed estetico, preferendo rilevare l’utilizzo in scena ad esempio del dialetto, frammisto ai testi originali delle due composizioni. Passò invece in secondo piano la certosina, quasi maniacale attenzione del compositore e regista all’impatto non solo sonoro ma anche scenico e corporeo della rappresentazione. Raffaele Converso, Testo nel Combattimento e Violinista nell’Histoire, storico collaboratore di De Simone, ricorda come il regista fosse assai scrupoloso nel controllare che persino le arcate da eseguirsi per il personaggio di Stravinskij, fossero scenicamente fatte collimare con quanto effettivamente eseguito in buca dal musicista solista dell’orchestra. Anche l’utilizzo degli strumenti elettronici nell’allestimento fu elemento ampiamente sottovalutato. Eppure, appena un anno dopo, nel luglio 2005, al Festival di Ravello veniva eseguita in prima esecuzione assoluta il Combattimento nella revisione del compositore Giorgio Battistelli (1953), che prevedeva la medesima strumentazione moderna per la parte dei recitativi. I punti di contatto tra le due rielaborazioni, specie per l’utilizzo degli strumenti elettronici, sono dunque evidenti.

    Il modello di contaminazione tra generi e mondi realizzato da De Simone, mai banale, aspetta quindi, ad oltre vent’anni dalla sua prima esecuzione, ancora un’effettiva analisi e valutazione, che ne ristabilisca finalmente l’essenza dell’originale rilettura del capolavoro monteverdiano.

    Ringraziamenti

    Si ringrazia Raffaello Converso per la fattiva e cortese collaborazione alla stesura del presente testo, segnalando non pochi particolari inediti nella produzione del 2004-2014, alcuni dei quali riportati in una recente apposita intervista.

    Massimo Salcito