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LA SERVA PADRONA DI GIOVANNI BATTISTA PERGOLESI

    La serva Padrona di Giovanni Battista Pergolesi

    UN CAPOLAVORO MUSICALE DELLA SCUOLA NAPOLETANA

    Nel 1733, il marchigiano Giovanni Battista Pergolesi compose il più celebre intermezzo buffo di tutti i tempi. Non potendo certo immaginare che la sua opera avrebbe segnato indelebilmente l’evoluzione della storia della musica occidentale, come oggi la conosciamo.

    COS’È LA SERVA PADRONA

    La serva padrona è un intermezzo buffo in due parti musicato da Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736). Essa venne rappresentata per la prima volta al Teatro San Bartolomeo di Napoli  il 28 agosto, poi replicata il 5 settembre 1733, quale intermezzo all’opera seria Il prigionier superbo. Quel dramma in musica era stato scritto su commissione per celebrare il compleanno di Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel (1691-1750).

    LA DEDICA A ELISABETTA CRISTINA

    Elisabetta Cristina era la moglie dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo, e madre della più celebre Maria Teresa d’Austria (1707-1780).

    Considerata un’amante della musica, soprattutto quella italiana, Elisabetta Cristina non aveva alcuna influenza nella gestione dell’impero. Ma forse proprio per questo era considerata la persona ideale per profondere omaggi alla Casa d’Austria senza cadere in pericolosi antagonismi. All’epoca, infatti, a Napoli molti nobili erano filospagnoli, ossia più o meno apertamente schierati contro Vienna. Commissionare una composizione musicale in occasione del genetliaco dell’imperatrice era di fatto un’efficace operazione diplomatica.

    Mercoledì della trascorsa, il principe della Torella, per celebrare il dì natale della nostra augustissima Imperatrice, fece nella sua loggia, magnificamente ornata a guisa di un teatro che fusse nel mezzo di ben culto e vago giardino, recitare da’ primi virtuosi che siano in questa capitale una eccellente serenata a sei voci, intitolata “Angelica e Medoro”, dedicata al signor conte di Zizendorff, ospite del suddetto principe. Ella riuscì per tutte le circostanze dilettevole e grata al primo fiore di questa nobiltà che v’intervenne.

    Così scriveva la Gazzetta di Napoli il 10 settembre 1720 della festa musicale organizzata il 4 settembre da Antonio Carmine Caracciolo (1692-1740), quarto principe di Torella, nella sua residenza napoletana di Chiaia. Il principe, filospagnolo, aveva commissionato al celebre Nicola Porpora (1686-1768) quella serenata su versi di Pietro Metastasio, con il castrato Carlo Broschi (1702-1782), il futuro Farinelli. L’operazione era di fatto il precedente per un’operazione agiografica molto simile a quella che avvenne nel 1733.

    GENNARO ANTONIO FEDERICO

    L’autore dei due libretti, Il prigionier superbo, e La Serva Padrona, era Gennaro Antonio Federico (?-1744), avvocato e poeta. Anche se il libretto dell’intermezzo buffo è in lingua italiana, Federico aveva notevole dimestichezza con gli stilemi del linguaggio dialettale, tipico della commedia dell’arte. Fornì così a Pergolesi il materiale ideale per la creazione di una trama che contenesse le caratteristiche salienti del teatro popolare. Non a caso, Federico collaborò in varie occasioni con Pergolesi (suo il libretto de Lo frate ‘nnammorato, del 1732), nonché con Leonardo Leo (1694-1744).

    GIOVANNI PAISIELLO

    Giovanni Paisiello (1740-1816) è storicamente appartenente alla generazione dei musicisti successiva di quella di Pergolesi. Le cronache documentarie dell’epoca accennano in più occasioni alla rivalsa che il compositore tarantino dichiarò ripetutamente nei riguardi dell’oramai defunto musicista marchigiano. Segno questo che la fama di Pergolesi anche dopo la morte, anziché spegnersi, si era accresciuta.

    Paisiello ebbe una notevole carriera non solo a Napoli ma anche in Russia, dove fu il musicista della zarina Caterina II La Grande di Russia (1729-1796). A seguito di difficoltà a reperire in quel paese dei nuovi libretti italiani, riprese quello di Federico, realizzando nel 1781 una sua personale versione musicale de La Serva Padrona. Il rifacimento ebbe un notevole successo, ed è stato solo in tempi recenti opportunatamente rivalutato.

    LA FAMA DE LA SERVA PADRONA IN EUROPA

    Il genere dell’intermezzo buffo di scuola napoletana ebbe uno straordinario successo in Europa, a cominciare dalla Francia. La prima esecuzione de La Serva Padrona avvenne nel 1734 all’Académie Royale de Musique di Parigi e nella Reggia di Versailles. Quindi nel 1746 nel Théâtre-Italien di Parigi. Con la prima rappresentazione all’His Majesty’s Theatre di Londra, la composizione cominciò ad essere conosciuta anche in Inghilterra. Da quel momento la divulgazione della composizione di Pergolesi non ebbe limiti. Per tutto il XIX secolo il brano fu considerato un vero caposaldo della letteratura musicale italiana, con innumerevoli traduzioni e rifacimenti. La Serva Padrona venne conosciuta non solo in Europa, ma anche nelle Americhe e nel Novecento anche in Russia e nei paesi orientali, con apposite edizioni a stampa in lingua estera.

    LA QUERELLE DES BOUFFONS

    Il successo in Francia in seguito alla ripresa del 1752 dell’Académie Royale de Musique scatenò una disputa nota come la Querelle des bouffons. L’ambiente musicale francese si divise tra i sostenitori dell’opera tradizionale francese, nello stile di Jean-Baptiste Lully e Jean-Philippe Rameau, e i sostenitori della nuova opera buffa italiana. Tra questi ultimi, vi erano alcuni degli Enciclopedisti, e in particolare il filosofo Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), profondo conoscitore musicale dell’epoca.

    La disputa divise la comunità musicale francese e la stessa corte, con la regina che si schierò a fianco degli “italiani”, e portò in meno di due anni ad una rapida evoluzione del gusto musicale del paese transalpino, verso modelli meno schematici e più moderni. Nel 1754 La Serva Padrona venne ripresa nel Théâtre-Italien con il titolo di La servante-maîtresse, nella traduzione in versi di Pierre Baurans e Charles Simon Favart. Nel 1862, a riprova di un successo che oramai perdurava da quasi 150 anni, venne realizzata la prima esecuzione all’Opéra Comique di Parigi. 

    LA TRAMA DE LA SERVA PADRONA

    Un ricco e attempato signore di nome Uberto ha al suo servizio la giovane e furba serva Serpina che, con il suo carattere prepotente, approfitta della bontà del suo padrone. Uberto, per darle una lezione, le comunica di voler prendere moglie. Serpina si propone di sposarla, ma lui, anche se è molto interessato, rifiuta. Per farlo ingelosire, Serpina realizza un sotterfugio. Dichiara di aver trovato marito, un certo capitan Tempesta, che in realtà è l’altro servo di Uberto (Vespone, muto), travestito da soldato. Serpina chiede a quel punto ad Uberto una dote di 4000 scudi. Uberto, pur di non pagare, sposerà Serpina, la quale finalmente, “da serva diverrà padrona”.

    Massimo Salcito

    STRUTTURA DE LA SERVA PADRONA

    Intermezzo primo:

    Aria: Aspettare e non venire (Uberto)

    Recitativo: Quest’è per me disgrazia (Uberto, Serpina)

    Aria: Sempre in contrasti (Uberto)

    Recitativo: In somma delle somme (Serpina, Uberto)

    Aria: Stizzoso, mio stizzoso (Serpina)

    Recitativo: Benissimo. Hai tu inteso? (Uberto, Serpina)

    Duetto: Lo conosco a quegli occhietti (Serpina, Uberto)

    Intermezzo secondo:

    Recitativo: Or che fatto ti sei (Serpina, Uberto)

    Aria: A Serpina penserete (Serpina)

    Recitativo: Ah! Quanto mi sa male (Uberto, Serpina)

    Aria: Son imbrogliato io già (Uberto)

    Recitativo: Favorisca, signor, passi (Serpina, Uberto)

    Duetto I: Contento tu sarai (Serpina, Uberto)

    Duetto II: Per te ho io nel core (Serpina, Uberto), per Il Flaminio, 1735


    INCISIONI DISCOGRAFICHE

    1955 Carlo Maria Giulini, direttore – Orchestra del Teatro alla Scala. Ruoli: Rosanna Carteri, Nicola Rossi-Lemeni, EMI.

    1958 Franco Ferrara, direttore – Orchestra Filarmonica di Roma. Ruoli: Anna Moffo, Paoo Montarsolo, RCA Victor.

    1960 Renato Fasano, direttore – I Virtuosi di Roma. Ruoli: Renata Scotto, Sesto Bruscantini, Ricordi-Fonit Cetra.

    1960 Ettore Gracis, direttore – Orchestra I Pomeriggi Musicali del Teatro Nuovo di Milano. Ruoli: Mariella Adani, Leonardo Monreale, Nonesuch.

    1996 Sigiswald Kuijken, direttore – La Pétite Bande. Ruoli: Patricia Biccirè, Donato Di Stefano, Accent.

    1997 Marcello Panni, direttore – Orchestra Filarmonica Marchigiana. Ruoli: Elisabetta Scano, Bruno De Simone, Bongiovanni.

    2018 – Flavio Emilio Scogna, direttore – Orchestra Galilei, Fiesole. Ruoli: Liuzzi/Di Gioia (revisione di Francesco Degrada),  Brilliant Classics.