
UN GENIO DELLA MUSICA NAPOLETANA
La vita e le opere del musicista marchigiano Giovanni Battista Pergolesi, divenuto nel XIX e nel XX secolo un simbolo della musica barocca italiana,
LE ORIGINI
Giovanni Battista Draghi nacque a Jesi, nelle Marche, il 4 gennaio 1710. Il nonno Cruciano era un calzolaio trapiantato a Jesi che vi aveva sposato una Pergolesi. Nel tempo divenne noto con il nome della nonna materna.
Nonostante la relativa stabilità economica paterna, la perdita di entrambi i genitori, nel 1726 e 1732, lo portò in uno stato di notevole povertà.
Nel frattempo, grazie a sistematici studi di violino e organo, veniva segnalato come talentuosa promessa locale. Tali riconoscimenti gli valsero la protezione del Marchese Cardolo Maria Pianetti (1676-1743). La protezione dell’umanista, filosofo e giurista, gli permise di accedere al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo a Napoli.
LE MONARCHIE DEGLI ASBURGO E DEI BORBONE
Napoli ai primi del XVIII secolo stava attraversando, dal punto di vista culturale e musicale, una delle sue fasi in assoluto più interessanti e ricche.
La città partenopea non era infatti solamente la capitale dell’omonimo Regno, all’epoca sotto la diretta influenza degli Asburgo, con la denominazione di Vicereame. Ma era anche una delle principali città europee, per numero di abitanti, per importanza economica e per posizione geopolitica. Nel 1734 essa passò a Carlo Borbone di Spagna, dando vita nel 1738 insieme al Regno di Sicilia ad un regno finalmente autonomo.
A NAPOLI, CAPITALE EUROPEA DELLA MUSICA
L’importanza della componente musicale a Napoli si evince dall’esistenza, nella prima metà del XVIII secoli, di ben quattro Conservatori di Musica.
I Conservatori erano strutture di formazione professionale musicale per centinaia di giovani privi di mezzi economici. La città necessitava infatti di un grande numero di cantanti e strumentisti, vista la costante domanda di attività musicali. Queste erano costantemente richieste dalle case regnanti e dalla quotidiana attività ecclesiastica sacra e liturgica. Ma non mancava anche una notevole committenza musicale privata, legate alle famiglie nobili, ai teatri e alla grande borghesia mercantile.
La scelta quindi di Pergolesi di trasferirsi a Napoli fu strategicamente efficace. Erano gli anni dell’attività di personaggi del calibro di Francesco Durante (1684-1755) e Gaetano Greco (1657-1728), con i quali studiò a più riprese.
Dopo un intenso periodo di formazione (corista, violinista di fila e poi primo violino), Pergolesi debuttò nel 1731 con l’esecuzione della sua prima opera. Si trattava de La conversione di San Guglielmo, duca d’Aquitania, dramma sacro in tre atti, che ebbe da subito grande successo.
UNA CARRIERA STRAORDINARIA
Il debutto del 1731 permise a Pergolesi di entrare a far parte da subito della cerchia dei compositori più rinomati e richiesti a Napoli. Nonostante le vicissitudini legate alla sua prima opera lirica, La Salustia, le sue committenze risultarono sempre di primo piano. Era infatti sotto la protezione di importanti personaggi, come Ferdinando Colonna, principe di Stigliano (1695-1775), e Domenico Marzio VIII Carafa, duca di Maddaloni (1706-1748).
Tra le altre tante opere spiccano Lo frate ‘nnammorato, del 1732, e la Messa in re maggiore a due cori del 1733. Quindi Il prigionier superbo (con la prima esecuzione in due intermezzi de La Serva Padrona), composta in quello stesso anno. Commissionata per il compleanno della principessa Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel-Bevern (1715-1797), essa ebbe un insperato e duraturo successo, con molte repliche.
L’Adriano in Siria, su libretto del poeta Pietro Metastasio (1698-1782), sancì la definitiva consacrazione del compositore marchigiano. Contemporaneamente egli veniva nominato Maestro di Cappella Sostituto per la “Fedelissima Città di Napoli”.
IL PERIODO ROMANO E IL RITORNO A NAPOLI
A seguito degli accadimenti politici del 1734, Pergolesi, come buona parte della nobiltà partenopea apertamente schieratasi per gli Asburgo, si trasferì a Roma. Lì debuttò nel 1735 con L’Olimpiade, sempre su testo di Metastasio. Il periodo romano non si rivelò però così favorevole come sperato, anche a causa della contestuale crisi della produzione musicale romana. Nel frattempo, la salute di Pergolesi cominciava a declinare, a seguito anche di una epidemia di tubercolosi in atto in Europa in quegli anni.
Il compositore marchigiano tornò dunque in patria, grazie anche ad una insperata occasione. La possibilità di far rappresentare Il Flaminio, una commedeja pe’ mmuseca come la definì lo stesso autore, al Teatro Nuovo di Napoli si rivelò preziosa. Poté così completare due opere sacre, il Salve Regina ed il celeberrimo Stabat Mater. Leggenda vuole che fu proprio con il completamento di quest’ultimo brano che il veloce peggioramento delle condizioni di salute portarono in breve tempo Giovanni Battista Pergolesi alla morte, il 16 marzo 1736.
LA FAMA di Giovanni Battista Pergolesi
Pergolesi fu certamente famoso in vita, ma unicamente nei due ambienti, napoletano e romano. Fu invece dopo la scomparsa che il compositore marchigiano assurse velocemente alla fama che continua a tutt’oggi.
L’interesse per l’opera di Pergolesi ebbe inizio già a metà del XVIII secolo: Johann Sebastian Bach ne copiò ed utilizzò in più occasioni parti delle sue opere (Salmo 51, BWV 1083). Il fenomeno di acquisizione, più o meno consapevole, si dipanò per tutto il XIX secolo, con attribuzione di opere poi riconosciute come spurie. Fino al XX secolo, con il caso di Igor Stravinskij (1882-1971), che per la stesura del Pulcinella nel 1920 utilizzò ben otto brani di Pergolesi.
In tempi relativamente recenti, la figura di Pergolesi è stata ed è tuttora oggetto di studi approfonditi, grazie ad una omonima Fondazione. Mentre le opere sono al vaglio di ricerche atte a recuperarne l’originale struttura, emendandola dalle aggiunte successive, frutto in molti casi di estranee prospettive estetiche.

ALCUNI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
ANDREA DELLA CORTE, Pergolesi. Con citazioni musicali, Torino, Paravia, 1936.
FRANCESCO DEGRADA – ROBERTO DE SIMONE – DARIO DELLA PORTA – GIANNI RACE, Pergolesi, Napoli, Civita, 1986.
CARLO ANTONIO DI ROSA, marchese di Villarosa, Lettera biografica intorno alla patria ed alla vita di Gio. Battista Pergolese celebre compositore di musica, Napoli, Fibreno, 1831.
GIUSEPPE RADICIOTTI, G. B. Pergolesi. Vita, opere ed influenza su l’arte (con molti esempi musicali ed illustrazioni), Roma, Edizione Musica, 1910; nuova ed. riveduta Pergolesi. Con 12 illustrazioni, Milano, Treves, 1935; trad. ted. riveduta e ampliata da Antoine-E. Cherbuliez Giovanni Battista Pergolesi. Leben und Werke, Zürich-Stuttgart, Pan-Verlag, 1954.